tatto e visione

Per uno scultore, il tatto non è solo uno strumento fisico, ma anche una modalità di comprensione sensoriale profonda. Ogni gesto della mano, ogni pressione o asportazione della superficie contribuisce a una scoperta che va oltre l'estetica visibile, accedendo a una dimensione intima e "viva" del materiale.

Con le mani, l'artista sente la resistenza, la morbidezza, la durezza e la plasticità della materia; attraverso queste sensazioni si sviluppa l'idea, si traduce il pensiero in forma.

Il giudizio che uno scultore dà sull'efficacia della sua opera non dipende mai solo dall'effetto che l'immagine dell'artefatto procura ai suoi occhi ma anche (e in taluni casi in modo preminente) dal rapporto che egli ha costruito, nel corso del lavoro e attraverso il con-tatto, con l'opera stessa mediante serie di successive manipolazioni fatte di modellazione, asportazione, lisciatura, pulitura, ripetute "tastature", percorsi delle mani lungo le linee-forza …...

  Il nostro sistema delle arti è però un sistema delle arti visive, almeno lo è in misura prevalente.

Lo è a tal punto che, spesso, anche gli scultori, manipolatori di materia, pur traendo importanti stimoli dal rapporto tattile con le loro opere non si pongono operativamente il compito di non ridurre alla sola vista la fruizione del loro lavoro. Molti curatori museali e galleristi (anche di notevole rilevanza) non si "curano" delle limitazioni che impongono alla ricezione di una scultura quando questa viene addossata ad un muro.

La scultura è un oggetto che invita al tatto. La superficie dell'opera può variare da liscia a ruvida, calda a fredda, morbida a dura, e queste caratteristiche non sono afferrabili dalla sola vista. Il tatto è fondamentale per percepire la materialità della scultura e la sua texture, e senza di esso, molti aspetti significativi dell'opera restano impercettibili.