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Bruno Traven è lo pseudonimo di uno scrittore, presumibilmente di madrelingua tedesca, attivo nella prima metà del Novecento che ha tenacemente dissimulato la sua identità.

Per uno scultore, il tatto non è solo uno strumento fisico, ma anche una modalità di comprensione sensoriale profonda. Ogni gesto della mano, ogni pressione o asportazione della superficie contribuisce a una scoperta che va oltre l'estetica visibile, accedendo a una dimensione intima e "viva" del materiale.

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